Il Fondo speciale per l’Africa e il pericolo del “modello libico”

La Commissione Europea che lo ha istituito definisce il Fondo Fiduciario come“un meccanismo utilizzato nell’ambito della cooperazione allo sviluppo per mettere in comune risorse di grandi dimensioni da differenti donatori”. Il Fondo speciale per l’Africa (Emergency Trust Fund) è stato istituito durante il vertice della Valletta sulle migrazioni il 12 novembre 2015 da partner europei ed africani.

A beneficiarne sono:
● la regione del Sahel e l’area del Lago Chad: Burkina Faso, Camerun, Ciad, Gambia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria e il Senegal;
● il Corno d’Africa: Gibuti, Eritrea, Etiopia, Kenia, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Tanzania e Uganda;
● il Nord Africa: Marocco, Algeria, Tunisia, Libia e Egitto.

Sempre secondo la Commissione Europea, “Il Fondo fiduciario aiuterà ad affrontare le crisi nelle regioni del Sahel e del lago Ciad, nel Corno d’Africa e in Nord Africa. Mira a promuovere la stabilità nelle regioni e a contribuire a una miglior gestione dell’immigrazione. Più specificatamente, aiuterà ad affrontare le cause profonde della destabilizzazione, dell’allontanamento coatto e dell’immigrazione illegale, promuovendo pari opportunità economiche, di sicurezza e sviluppo.”

I progetti sviluppati in questi anni, come riportato nel sito, riguardano la creazione di impiego per i giovani, lo sviluppo di resilienza nelle zone più vulnerabili, la formazione e la sicurezza pubblica. Ma molte sono invece le critiche all’utilizzo dei fondi dell’Emergency Trust Fund, soprattutto in relazione agli ultimi sviluppi politici in tema di migrazioni e alla necessità sempre più esplicita dei governi europei di fermare il flusso dei migranti in arrivo.
Un recente rapporto della Ong Global Health Advocates, afferma che il Fondo Fiduciario d’emergenza dell’Ue per l’Africa (Emergency Trust Fund) è stato in parte destinato a soluzioni rapide, non in grado di coinvolgere attivamente le comunità locali, né di affrontare le cause reali della povertà.

Il medesimo rapporto denuncia il pericolo del “modello libico”, ovvero di un approccio che sostanzialmente utilizza i fondi per gli aiuti come una moneta di scambio per eliminare il “problema” migrazione, attraverso la cosiddetta esternalizzazione delle frontiere verso Paesi che non garantiscono il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale in materia di migrazione e asilo. Secondo l’Ong, l’europa dovrebbe separare il dialogo politico sulle migrazioni dall’agenda per lo sviluppo e mantenere una distinzione chiara tra gli obiettivi di politica interna e quelli di politica estera, in merito allo sviluppo, oltre che destinare tutti i fondi dell’Emergency Trust Fund alle reali cause per le quali è stato istituito.

Anche il network Concord esprime perplessità sull’utilizzo di questo fondo, tanto da iniziare una ricerca sul monitoraggio dell’Emerency Trust Fund. Secondo Concord – network delle ong in europa per lo sviluppo e l’emergenza, la società civile e le ong osservano che le pratiche di utilizzo dell’Emergency Trust Fund creano:

a) nuove condizionalità a carico dei Paesi Partner, che devono allinearsi alle strategie europee
per il controllo dei flussi;
b) distrazione di risorse della cooperazione per altri fini;
c) collaborazioni con regimi inaffidabili dal punto di vista del rispetto dei diritti umani

L’approfondimento fa parte de “Il Valore dell’Aiuto”, scarica il  Rapporto Completo

Foto @Agire

Banca

Conto corrente Banca Prossima intestato ad AGENZIA ITALIANA PER LA RISPOSTA ALLE EMERGENZE – AGIRE ONLUS. Via Paraguay 5, – 00198 Roma.

IBAN: IT15 W 03359 01600 100000016224
Causale: AGIRE Prima
Dall’estero- codice BIC/SWIFT: BCITITMX

Posta

Con bollettino postale sul conto corrente
n. 85593614

Oppure con bonifico postale su IBAN
IT 79  U 07601 03200 000085593614 

 

Conto intestato ad AGIRE ONLUS 1
Via Paraguay 5 – 00198 Roma.
Causale: AGIRE PRIMA

Numero verde

agire-numero-verde

per donazioni telefoniche con carta di credito, la chiamata è gratuita.

X