Crowdfunding, strumento per la risposta alle emergenze anche nei paesi emergenti

I progressi nella tecnologia e la proliferazione di piattaforme per le donazioni on line offrono nuove opportunità ai donatori individuali per sostenere direttamente l’azione umanitaria. Il Crowdfunding è sicuramente una delle più interessanti e si sta sviluppando moltissimo anche nei cosiddetti “paesi emergenti”.

Crowdfunding è un termine ampio che comprende una varietà di modelli di donazione accomunati sotto questa definizione: meccanismo diretto di raccolta fondi, generalmente basato su internet, accessibile direttamente a un gran numero di persone fisiche, ognuna delle quali contribuisce con una piccola somma. Lo conosciamo come strumento orientato alla produzione di film e spettacoli, al sostegno a laboratori culturali, ad iniziative di collette locali, ma il 2015 ci ha insegnato quanto grande possa essere l’impatto del crowdfunding nella risposta umanitaria. In nessun posto è stato più evidente che in Nepal, dopo il terremoto devastante che ha ucciso oltre 8.500 nell’aprile del 2015. Immediatamente sono state attivate centinaia di campagne di crowdfunding su piattaforme come Indiegogo, CrowdRise e GlobalGiving, che hanno consentito alle persone di inviare denaro ai propri familiari, a gruppi della diaspora di sostenere le loro comunità in patria e a semplici donatori da tutto il mondo di fare qualcosa per le persone colpite dal disastro. A livello internazionale sono stati raccolti circa 23 milioni di dollari.

GlobalGiving è la più grande comunità globale di crowdfunding che collega nonprofits, donatori e aziende in quasi tutti i paesi. Aiuta le organizzazioni non profit locali dall’Afghanistan allo Zimbabwe, consentendo ad intere comunità di accedere agli strumenti, alla formazione e al supporto di cui hanno bisogno per essere più efficaci e rendere il nostro mondo un posto migliore. Secondo i dati raccolti proprio da GlobalGiving (pubblicati nell’ International Aid Transparency Initiative, IATI) i fondi a loro disposizione sono cresciuti da 272.000 dollari nel 2003 – primo anno di operazioni – ad un picco di 22 milioni di dollari nel 2011, quando ben 9.3 milioni di dollari sono stati donati dal Giappone dopo il terremoto e lo tsunami.
Dal 2012 GlobalGiving ha raccolto per i suoi progetti circa 12 milioni di dollari l’anno. L’organizzazione ritiene che questo livellamento delle donazioni derivi da una possibile intenzione dei donatori di dare il proprio contributo per la risposta a crisi di minore impatto mediatico.
Ad esempio nel 2016 c’è stato un aumento di donazioni verso campagne umanitarie minori tra cui le risposte ai terremoti in Tanzania ed Ecuador, e al ciclone nelle Fiji. Questo andamento potrebbe suggerire alle piattaforme di crowdfunding di indirizzarsi verso l’obiettivo di raccogliere fondi per sostenere emergenze che attraggono solitamente minore attenzione internazionale.

Considerando anche la previsione di aumento dei disastri naturali o generati dalla mano dell’uomo nei prossimi anni, si ritiene che il crowdfunding possa consolidarsi come strumento di raccolta fondi in ambito umanitario. Le sue caratteristiche lo rendono ideale per questi scopi, poiché le campagne sono altamente localizzate e possono essere attivate e diffuse in pochi minuti. Inoltre il Crowdfunding incoraggia metodi di valutazione più trasparenti, in quanto i responsabili delle campagne rispondono di quanto raccolto ai sostenitori e tanto più aggiornano su quanto realizzato, mostrando la prova dell’impatto del denaro, più gli altri sostenitori saranno incoraggiati a donare.

Questi metodi di donazione e di partecipazione dal basso si stanno sviluppando a macchia d’olio anche nei cosiddetti “paesi emergenti”. Secondo una recente ricerca, nel 2015 nei soli paesi emergenti sono stati raccolti attraverso piattaforme di crowdfunding circa 430 milioni di dollari, oltre il doppio rispetto all’anno precedente.
Altre analisi indicano che, sempre nel 2015 (ultimo anno per cui sono disponibili dati consolidati), la crescita maggiore nel crowdfunding si è avuta in Asia, dove la raccolta è aumentata del 210% rispetto all’anno precedente, con donazioni principalmente dall’India. L’Africa si trova al secondo posto con una crescita di donazioni del 101%. Nel 2015 i paesi più generosi sono stati India (27,8 milioni), Filippine (26,9 milioni) e Nepal (25,5 milioni), ad avere donato e raccolto più fondi attraverso questo canale. Nella top ten delle cause a cui vengono destinati i fondi, la voce “risposta ai disastri” (disaster relief) e all’ottavo posto in classifica e nel solo 2015 ha fruttato 27 milioni di dollari.

La Banca mondiale prevede che, con la sempre maggiore diffusione dell’online banking, il crowdfunding continuerà ad aumentare e che entro il 2025 nei paesi in via di sviluppo si potranno raccogliere 96 miliardi di dollari. Numeri importanti, che ci consigliano di considerare il ruolo peculiare di questo canale di raccolta fondi anche nell’ambito della risposta alle emergenze.

L’approfondimento fa parte de “Il Valore dell’Aiuto”, scarica il  Rapporto Completo

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