Ricchi contro poveri, chi paga il prezzo più alto dei cambiamenti climatici?

49 milioni di persone sono state colpite dall’impatto dell’uragano Irma nell’intera regione caraibica secondo le Nazioni Unite. Un disastro che ha rivelato la capacità distruttiva dei cambiamenti climatici e quanto i sistemi di allerta e le capacità di protezione facciano la differenza nella riduzione del numero di vittime.

Gli Stati Uniti, colpiti dalla massima potenza dell’uragano, hanno chiesto l’evacuazione di oltre 6 milioni di persone dalla Florida per proteggere la popolazione da Irma contenendo a 11 il numero di vittime. Sono 25 invece i morti registrati nella Repubblica Dominicana e ad Haiti, l’area più povera dei Caraibi ma solo sfiorata dal passaggio di Irma, e si contano 34.000 persone sfollate e altre 17.000 che hanno bisogno di un riparo immediato nei distretti orientali dell’isola. Nella sola Repubblica Dominicana 1.2 milioni di persone non hanno più acqua potabile per i danni alle infrastrutture idriche nelle aree colpite dall’urgano.

Cesvi, Oxfam e Sos Villaggi dei Bambini, organizzazioni del nostro network, sono al lavoro nei due paesi per rispondere ai bisogni più urgenti delle vittime e fornire assistenza ai più fragili. E purtroppo già sappiamo che:

«Le crisi umanitarie provocate dai cambiamenti climatici saranno sempre più estese, trasversali e di lunga durata, e, come dimostrato dall’uragano Irma, a pagare il prezzo più alto in vite umane e danni sono le popolazioni più povere, nel Nord e nel Sud del pianeta. E’ tempo di guardare la realtà e affrontare tutti insieme gli effetti sul nostro futuro del surriscaldamento globale»

Haiti
Oxfam si è attivata nel Nord del paese. “La nostra preoccupazione principale riguarda lo stato delle infrastrutture sanitarie e idriche colpite dalle piogge e inondazioni provocate da Irma – ci racconta Gabriele Regio, responsabile degli interventi di Oxfam Italia tra Haiti e Repubblica Dominicana – le inondazioni hanno raggiunto un metro di altezza nei quartieri più poveri. Stiamo osservando molta spazzatura e detriti nelle strade allagate di Cap-Haïtien, situazione questa che aumenta il rischio di diffusione di colera e di altre malattie“. Lo staff di Oxfam, a Cap-Haïtien, Ouanaminthe e Gonaïve, nel Nord del paese, ha a disposizione il materiale necessario per la prevenzione del colera tra la popolazione. l’organizzazione continua inoltre a controllare lo sviluppo dell’uragano Jose, che seguirà Irma e che minaccia di creare ulteriori danni anche nelle zone appena colpite da Irma.

SOS Villaggi dei Bambini, presente con i suoi Villaggi SOS sia ad HAITI che in Repubblica Dominicana, è riuscito a limitare i danni grazie a misure di sicurezza preventive, provvedendo a mettere in sicurezza le proprie strutture e disponendo scorte di cibo e beni di prima necessità. Al momento tutti i bambini accolti nei Villaggi SOS sono al sicuro e la situazione è sotto controllo. Inoltre, nella città di Cap-Haïtien, l’Organizzazione ha messo a disposizione cibo, acqua e un rifugio temporaneo per accogliere chiunque ne abbia bisogno. HAITI non si è ancora del tutto ripresa dall’uragano Matthew, che ha colpito l’isola lo scorso anno provocando oltre 1.000 vittime, distruggendo le abitazioni e lasciando migliaia di famiglie senza un posto dove stare.

La conformazione del territorio e la precarietà del sistema di collegamento stradale rendono alcune parti di Haiti, anche in condizioni normali, difficilmente raggiungibili. Nei giorni scorsi Cesvi si è attivato per captare i bisogni più urgenti e per lavorare di concerto con i partner Concern Worldwide, Welthungerhilfe e Helvetas, attivi nell’area settentrionale di Cap-Haïtien, e per studiare interventi di prima assistenza post-uragano.

Disastri naturali e i cambiamenti climatici: un impatto catastrofico. Gli eventi climatici catastrofici e i rischi naturali nel corso degli ultimi 40 anni hanno visto raddoppiare il numero di persone e regioni colpite e portato a oltre 20 milioni il numero di rifugiati ambientali. Secondo la Fondazione Heinrich Böll saranno necessari almeno 300 miliardi di dollari l’anno a partire dal 2030 per aiutare le persone che perderanno case, terra e coltivazioni e saranno costrette a migrare a causa degli effetti climatici estremi. Le recenti alluvioni in India, Nepal e Bangladesh, la siccità divenuta carestia in Africa, gli uragani che si susseguono e altri centinaia di fenomeni climatici estremi, dimostrano che non si può più ignorare il problema.

Al vertice delle Nazioni Unite sul clima, che si terrà a Bonn nel mese di novembre, si scontreranno le opposte richieste dei paesi sviluppati e quelle dei rappresentanti delle piccole comunità e dei paesi con minori emissioni. Il cosiddetto meccanismo di “perdita e danno” causato dal cambiamento climatico esclude comunque la responsabilità legale degli Stati più inquinanti.
Proprio gli Stati Uniti di Donald Trump, colpiti oggi dalle stesse catastrofi climatiche, hanno deciso di uscire dall’Accordo dichiarando che i cambiamenti climatici non sono una priorità.

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