L’Apocalisse Irma

Con i suoi 5 gradi di intensità, Irma è l’uragano più potente che si sia mai registrato nell’Atlantico.

Quando la scorsa notte è passato sopra l’isola di Barbuda, 1700 abitanti nel mar dei Caraibi, l’ha praticamente rasa al suolo. Le comunicazioni tra l’isola e il resto del mondo si sono interrotte per oltre un’ora, il 90% degli edifici è stato spazzato via e si calcola che almeno la metà degli abitanti non abbia più una casa. Sorte simile è toccata anche ad Anguilla e al territorio francese di St. Martin, distrutto, secondo un ufficiale locale, per il 95%.

I morti accertati fino ad ora sono 10, ma si teme che il numero crescerà nelle prossime ore, quando con i suoi venti a quasi 300 km/h l’uragano diretto verso nord-ovest, si abbatterà su Repubblica Dominicana, Haiti, Cuba e Bahamas.

Il divario tra le zone più ricche e quelle più povere minacciate da Irma è già ampiamente visibile. Le zone costiere della Florida, tra cui Miami, stanno implementando i loro piani di evacuazione e di protezione degli edifici, mentre numerose squadre di emergenza si preparano ad affrontare la violenza di venti e piogge.

Nelle aree più disagiate dei Caraibi, invece, la situazione è molto diversa: ad Haiti, per esempio, colpita meno di un anno fa dall’uragano Matthew, non esistono mezzi né strutture sufficienti ad evacuare tutta la popolazione potenzialmente a rischio, e la fragilità infrastrutturale del paese fa temere il peggio.

Se le conseguenze di un uragano come Irma sono drammatiche già nelle aree più attrezzate, saranno certamente peggiori nei Paesi più poveri, disinformati e senza mezzi sufficienti a sostenere l’eccezionalità di questo evento.

I leader di molti paesi europei, tra cui il francese Macron e la britannica May, si sono detti pronti ad inviare aiuti alle zone colpite.

Si stima che l’uragano Irma si abbatterà su Haiti e le zone limitrofe intorno alle 20 di oggi, 7 settembre (ora italiana). Intanto altri due uragani, Katia e Jose, si sono formati ieri e stanno acquistando intensità mentre si dirigono ancora verso il mar dei Caraibi e il Golfo del Messico.

AGIRE continua a monitorare la situazione attraverso le ONG presenti e operative in varie aree di Haiti e della Repubblica Dominicana.

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