Per le inondazioni 47 vittime in Usa, 1200 in Asia. Due facce dello stesso tragico racconto

47 vittime – 1200 vittime.
Migliaia di sfollati- 4 milioni di persone che hanno subito danni diretti alle loro case e averi. Gara di solidarietà scattata nell’intero paese e all’estero – milioni di persone ancora senza soccorsi, 18mila scuole danneggiate e quasi due milioni di bambini senza aule.

Questi dati raccontano le due facce diversissime che lo stesso evento climatico catastrofico ha prodotto in due parti diverse del mondo: Stati Uniti (Texas) e Asia (India, Nepal e Bangladesh i paesi più colpiti).

La differenza non sta solo nell’impatto e nella devastazione che le inondazioni stanno provocando, ma soprattutto nello spazio che tali tragedie stanno trovando sui media mondiali. Da una parte dirette, corrispondenti inviati sul posto, analisi e racconti dei soccorsi e delle storie più commoventi; dall’altra scarni bollettini e qualche foto del diluvio.

Il messaggio implicito è che le vittime in Asia e i loro parenti sono molto meno importanti di un cagnolino a Houston“.

Questo il commento di un lettore del Guardian, che ha aperto un dibattito sul proprio sito per ospitare le reazioni dei lettori indignati dalla disparità di trattamento e di copertura mediatica delle due emergenze umanitarie. Tante le critiche, da chi lamenta scarsa sensibilità, a chi denuncia L’America è un paese ricco e affronterà i danni, nonostante la leadership incapace”, gli aiuti e soccorsi sarebbero molto più necessari per paesi fragili come Nepal e Bangladesh. C’è anche chi scriveSe ne parla di più perché le vite americane valgono di più?”, facendo in questo modo appello all’umanità di tutti per non distinguere vittime di serie A e di serie B.

 Non è un problema solo italiano e neppure una novità: una vittima occidentale fa notizia mentre una catastrofe lontana dai riflettori nel continente asiatico interessa meno. È sempre stato così, lo sappiamo.

Ma oggi i tempi sono diversi. Siamo nell’epoca del cambiamento climatico e non è più possibile tenere lontani e scollegati gli eventi estremi che colpiscono i 4 angoli del pianeta. Non c’è più un noi e loro. Come dimostra la siccità che silenziosamente avanza da anni devastando l’Africa e le sue popolazioni, producendo morte e carestia, e che oggi comincia ad assediare anche l’Europa e l’Italia. E come dimostrano le tragedie del Texas e quelle di India, Bangladesh e Nepal.

Le immagini e le storie di Houston e quelle di Mumbai devono essere unite nello stesso racconto, non solo per un principio di giustizia e obiettività ma perché sono le due facce della stessa medaglia. Che riguardano tutti noi, allo stesso modo.

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