“Noi” e “Loro”: dove è finita l’umanità?

Ibrahim aveva 24 anni e veniva dalla Costa d’Avorio.  Ma nel suo paese c’è stataParlava 5 lingue e si racconta fosse molto altruista. Ibrahim è morto per un’appendicite a Napoli, perché nessuno lo ha curato come avrebbe dovuto.  Questo uno dei commenti riportati sotto l’articolo che ne racconta la storia.

“Basta con questo buonismo ….
Noi italiani moriamo giorno dopo giorno dietro a un sistema che ci sta distruggendo ….
in costa d avorio ci soni gli ospedali .. poteva stare li!”

Ma è veramente tutta una questione di “Noi” e “Loro”? E’ vero, il “sistema” ci sta distruggendo, casi di malasanità si registrano ogni giorno e colpiscono indistintamente italiani e stranieri. Ma leggere commenti come questo, che si accaniscono contro un giovane appena morto, fa male al cuore perché significa ucciderlo due volte. Forse Ibrahim ci sarebbe stato volentieri in Costa d’Avorio. Ma nel suo paese c’è stata una guerra che l’ha reso per molti invivibile e privo di prospettive.

La verità è che la scelta di Ibrahim, e di tutti quelli che come lui partono alla ricerca di una vita migliore, ci crea un sacco di problemi già prima dell’approdo in Italia. In  mancanza di possibilità di viaggio diverse – che sono per fortuna concesse agli italiani che emigrano ogni anno alla ricerca di una vita migliore –  “Loro” sono costretti a spendere tutto ciò che hanno e ad alimentare il sistema dei trafficanti per imbarcarsi su carrette del mare che regolarmente vanno alla deriva al largo del Mediterraneo. I morti li raccoglie prima di tutto il mare, poi la Guardia Costiera, le ONG, i pescatori. Ma altri di “Loro”  ce la fanno ad arrivare e diventano ancor più un problema, almeno per come ce lo racconta la comunicazione mainstream e la propaganda politica.

Ogni giorno c’è meno spazio per raccontare storie di integrazione e di successo, di chi ce l’ha fatta ed è diventato una risorsa per il nostro paese. Si moltiplicano invece voci xenofobe, rilanciate in maniera sempre più insistente e martellante. Ogni giorno l’opinione pubblica è più convinta che il mal funzionamento del nostro paese sia tutta colpa “Loro”. Ogni giorno “Loro” perdono i connotati umani per diventare numeri minacciosi o indistinti uomini di malaffare.  La solita vecchia logica del capro espiatorio. Come se su quei barconi marcescenti ed insicuri non ci fossero famiglie, uomini, donne e bambini, esseri umani come mio figlio, nostra madre o tuo fratello, ma semplicemente “problemi” e minacce.

Per questo i nuovi decreti sono sempre più restrittivi e tendono a limitare la possibilità di intervento delle ONG che cercano di salvarli in mare attraverso un codice di condotta elaborato dal Ministero dell’Interno. Dall’inizio del 2017 a oggi  i morti nel Mediterraneo sono già più di 2000, un numero enorme che, con l’applicazione delle nuove norme, potrà solo crescere ulteriormente.

Dove è finita la nostra umanità? Mettiamo 800 like su una foto di gattino abbandonato sul marciapiede ma rimaniamo impassibili davanti all’immagine di un bambino che muore per i morsi della fame o alla notizia di un ragazzo che annega facendo una traversata verso la speranza di una vita migliore. Una traversata simile a quelle compiute da molti dei nostri nonni, che per fortuna non tocca ai nostri figli, i quali hanno libertà di circolazione e dal nostro paese se ne vanno come vogliono e quando vogliono. Un dato importante: nel 2016 gli italiani emigrati all’estero hanno superato gli stranieri in arrivo nel nostro paese. 285 mila persone se ne sono andate a “invadere” il mondo, un vero tsunami sarebbe definito se non si trattasse di italiani!

E se i nostri concittadini non fossero rimpiazzati almeno in parte dai “nuovi cittadini” che ci permettono di far sopravvivere il sistema economico, probabilmente a chi andrà in pensione tra 10 anni, dopo 35 anni di lavoro, non arriverebbe ciò che spetta. Buffo, no? I “nuovi cittadini” pagano già oggi oltre 600 mila pensioni agli italiani.

Ma la parola “nuovi cittadini” non si può usare per i migranti. E nemmeno per chi è nato in Italia da genitori di altra nazionalità, ma parla la nostra lingua, ha studiato nelle nostre scuole e non riconosce altra patria  perché lo ius soli ancora non è stato approvato.  Però acclamiamo gli ottimi risultati (tre ori e un argento) ottenuti agli Europei di Atletica under 23.  Un’Italia che si riempie di prestigio e onore grazie a tre meravigliosi atleti : si chiamano Ayo, Yoghi e Yeman.

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