Boko Haram, sconfitti o no?

Quando lo scorso 7 maggio il governo nigeriano è finalmente riuscito a liberare 82 ragazze che da tre anni erano state rapite da Boko Haram, ha presentato questo successo come un segno evidente della sconfitta dei ribelli e della liberazione del paese dopo 7 anni di assedio, rivolte e guerriglia. Ma è davvero così?

Disegno di un bambino scampato ad unattatto di Boko Haram

Sembra in realtà che la situazione in Nigeria sia tutt’altro che rosea e che il paese continui a subire quotidianamente le minacce di Boko Haram. Basti pensare che nel solo mese di maggio si sono verificati ben 12 attentati suicidi. L’insurrezione non sembra affatto superata. Se infatti il governo cerca in tutti i modi di impedire ai ribelli di approvvigionarsi, questi restano molto radicati nel tessuto sociale, soprattutto rurale, e riescono a reperire benzina, armi, medicinali e cibo attraverso quotidiane incursioni violente nei villaggi o approfittando della connivenza della popolazione. Rapimenti, estorsioni e rapine restano all’ordine del giorno.

Anche le uccisioni dei militari e gli scontri con le forze governative restano frequenti. Se è vero infatti che molti degli ex-ribelli si sono ufficialmente arresi e sono rientrati a vivere nei propri villaggi, è vero anche che la loro resa sembra spesso quantomeno ambigua, per non dire fittizia. Inoltre la liberazione delle 85 ragazze rapite è avvenuta anche grazie ad uno scambio che ha visto il governo rilasciare almeno 5 comandanti di Boko Haram che sono adesso tornati attivi tra i ribelli. Del resto solo una settimana dopo il suo rilascio, l’ex comandante di Boko Haram Shuaibu Moni, ora di nuovo in libertà, ha pubblicamente dichiarato: “Tra noi e il governo è guerra!”.

 

 

 

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