Yemen: il colera che uccide

In Yemen le morti per colera accertate nel paese dal 27 aprile al 18 maggio sono ben 206, mentre i casi di possibile infezione sono 17.200. L’organizzazione mondiale della sanità (WHO) sostiene che siano almeno 7,6 milioni le persone che attualmente vivono in aree a rischio colera: in Yemen l’epidemia è alle porte.

Una terribile guerra civile affligge il paese da due anni ed ha causato oltre 10.000 morti e milioni di sfollati. Il colera è una delle conseguenze di questa guerra che ha portato non soltanto alla distruzione delle strutture sanitarie, ma anche al collasso dell’intero sistema economico nazionale e dunque alla fame per milioni di persone.

Gli sfollati sono centinaia di migliaia e vivono in condizioni estremamente precarie: la capitale Sana’a, così come molte altre città, è invasa da cumuli di immondizia, mentre l’accesso all’acqua pulita si riduce giorno dopo giorno. Allo stesso tempo, sempre a causa della guerra civile, l’approvvigionamento e la distribuzione di cibo e medicinali sono estremamente difficili anche per le organizzazioni umanitarie, che hanno sempre minore possibilità di accesso al paese.

WHO – World Healt Organization

Secondo WHO in tutto lo Yemen solo il 45% delle strutture sanitarie è ancora attivo e l’approvvigionamento di medicinali essenziali è crollato del 70%. Almeno 300 tra ospedali e cliniche sono stati distrutti dalla guerra, gli ospedali rimasti in funzione sono sovraffollati e non ci sono medicine sufficienti per trattare tutti. Inoltre solamente i medicinali in stock sono gratuiti e per acquistarne altri è richiesto un pagamento ai singoli individui, che spesso non hanno disponibilità di denaro.

Il colera è una malattia che si trasmette attraverso acqua e cibo contaminati. I sintomi includono diarrea acuta e vomito ed in mancanza di trattamento la malattia può portare alla morte in poche ore. Tuttavia il trattamento è piuttosto semplice: reidratazione, antibiotici e contenimento dell’epidemia possono salvare la vita. Attualmente però la possibilità di trattamento dei malati, così come il contenimento della malattia, è molto difficile proprio a causa dell’estrema povertà del paese, della mancanza di acqua pulita e delle difficoltà di accesso riscontrate anche dalle organizzazioni umanitarie. Si teme inoltre l’arrivo della stagione delle piogge – tra luglio e agosto – che porterà un ulteriore rischio di propagazione dell’epidemia.

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