“Vivere a Giuba ormai è pericoloso”. Ce lo racconta Helen – Sud Sudan

“La situazione è molto dura, specialmente perché ormai vivere a Giuba è pericoloso per via degli scontri e i prezzi di tutte le merci, che oltretutto scarseggiano, continuano a crescere”.

Helen Gune vive a Giuba, capitale del Sud Sudan, l’area urbana più popolosa del paese, che conta oggi anche un vasto numero di sfollati arrivati dalle zone periferiche in circa di acqua e cibo.

Foto credits: Albert Gonzalez Farran/Oxfam

Teatro di una durissima guerra civile dal 2013, il Sud Sudan è attualmente colpito anche da una grave carestia – dichiarata ufficialmente dal governo il 20 febbraio 2017 – causata dalla siccità. In un paese nel quale la maggioranza della popolazione vive di agricoltura e pastorizia, la scarsità di acqua ha portato centinaia di migliaia di famiglie all’impossibilità di lavorare per sostentarsi. La difficoltà di vivere in alcune zone a causa degli scontri tra ribelli e la necessità di migrare internamente in cerca di acqua e cibo hanno peggiorato la già precaria situazione creando 3,4 milioni di sfollati in tutto il paese.

Oggi solo il 55% degli abitanti del Sud Sudan ha accesso all’acqua potabile: tutti gli altri bevono, si lavano e nutrono i propri animali con acqua sporca o contaminata, l’unica disponibile, causando oltretutto anche il diffondersi di gravi epidemie di colera.

“Da quando Oxfam ha riparato il pozzo del nostro quartiere” – dice Helen – “abbiamo finalmente acqua pulita e sicura. Adesso non lascio più che i miei bambini bevano l’acqua del fiume e posso lavarli, lavare il cibo e tenere pulita la casa. Ora il problema più grande è l’aumento dei prezzi: costa tutto tantissimo e non riesco a comprare cibo per tutta la mia famiglia. A volte faccio il pane in casa per andare a venderlo e guadagnare qualcosa”.

Oxfam ha recentemente riparato un pozzo a Nyakuron West, quartiere di Giuba, migliorando di molto le condizioni di vita di moltissime famiglie, sia dal punto di vista alimentare, sia da quello igienico. Oxfam si occupa anche di distribuire sapone, cibo e tavolette per il trattamento dell’acqua, nonché di sensibilizzare le famiglie sulle corrette pratiche igieniche da tenere per prevenire epidemie di colera.

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