Siria, la crisi nel settimo anno

Sei anni fa, in questi giorni, i primi scontri di quello che sarebbe diventato il conflitto più sanguinoso di questo XXI secolo: la guerra in Siria.

Centinaia di migliaia di persone hanno perso la vita. Sicuramente oltre 300 mila sono le vittime ufficiali ma da tempo si è perso il calcolo preciso, perché la vita , in Siria, non vale più nulla. La Siria, rappresenta oggi uno dei più grandi fallimenti della politica e della comunità internazionale: 5 milioni di siriani – in maggioranza donne e bambini – sono fuggiti oltrepassando il confine e rifugiandosi nei paesi limitrofi, in Turchia, Giordania, Libano. Centinaia di migliaia hanno attraversato il mare ala ricerca di una vita migliore in Europa. 6,3 milioni di persone, infine, sono rifugiati interni al proprio paese, hanno perso comunque la propria casa e continuano a vivere nell’instabilità e nella paura, ancora sotto le bombe.

Il 9 marzo una giornata come le altre

Per esempio ieri, 9 marzo,  in una giornata come tante, un attacco compiuto da aerei militari della coalizione guidata dagli Stati Uniti che sta sostenendo le milizie siriane nell’azione di contrasto all’Isis in Siria, ha ucciso 14 civili nei pressi di Raqqa. Sei di loro erano bambini. Oltre 3 milioni di bambini siriani crescono non conoscendo null’altro che la guerra, una generazione perduta, perla quale un futuro non sembra possibile.

Sette anni di guerra

Entriamo nel settimo anno di conflitto, senza poter parlare in alcun modo di pace, ma la comunità internazionale comincia a pensare alla ricostruzione. Ricostruire la Siria – con milioni di case e di attività economiche in rovina – sarà un compito ciclopico. Si calcola che ci vorranno tra i 200 e i 350 miliardi di $. Per fare un confronto realistico, il bilancio dello Stato della Siria per il 2017 è di circa 5 miliardi di $. Il Ministro siriano dell’Economia e del Commercio Adib Mayaleh, in un’intervista con la rete televisiva libanese Al-Mayadeen, ha dichiarato che i futuri contratti per la ricostruzione saranno in primo luogo proposti  a società russe, iraniane e cinesi.

Ma a giudicare dagli attacchi, dai bombardamenti quotidiani e dall’invio di centinaia di militari USA a supporto delle forze locali a Raqqa, sembra ancora più appropriato parlare di guerra che di ricostruzione.

Nei matrimoni si dice che il settimo anno sia quello della crisi…..noi sogniamo che sia la guerra ad entrare in crisi e che segnali di pace, seppur timidi, si affaccino presto all’orizzonte di un paese troppo martoriato e della sua popolazione stremata.

In questi anni non abbiamo mai smesso di parlare di questa guerra e di sostenere, grazie al lavoro delle nostre ONG sul campo, le persone colpite dalle violenze.

Oggi COOPI, GVC onlus, Oxfam, Terre des Hommes, Sos Villaggi dei Bambini e Vis continuano silenziosamente e in condizioni di sicurezza difficili, a lavorare in Siria e nei paesi limitrifi per alleviare le sofferenze dei siriani.

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