Chi parla ancora di Haiti?

Parliamo ancora di Haiti? Poco.

Forse il fatto di vedere ogni giorno immagini di guerre e crisi umanitarie ci costringe ad avere una memoria selettiva, a rimuovere almeno una parte delle sofferenze di cui potremmo essere testimoni, perché tutte non le reggeremmo.

Se oggi torniamo a parlare di Haiti è proprio perché è stata colpita meno di un mese fa dall’uragano Matthew ma è da tempo uscita dagli onori della cronaca. Haiti è un paese che noi di AGIRE abbiamo particolarmente a cuore: dopo il terremoto del 2010 tutte le nostre organizzazioni hanno lavorato duramente perché la vita di migliaia di persone potesse essere migliore. Nel 2010, vedendo bambini mezzi nudi giocare tra le macerie pericolanti  o incontrando donne sorridenti nelle vie strette e fangose tra una tenda e l’altra, mi sono chiesta più volte come si potesse vivere in mezzo a tanta distruzione, senza niente, come si potesse trovare tanta vita camminando così vicino alla morte.

Non sono passati molti anni, non abbastanza per rimediare ad uno stato di distruzione tanto alto come quello di questo piccolo, magnifico paese in mezzo al mare. Eppure ancora una volta Haiti è stata duramente colpita.

A causa del passaggio dell’Uragano Matthew 1,4 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria urgente, e 806.000 vivono in stato d’insicurezza alimentare. Le aree rurali sono state le più danneggiate e, dopo le frane del 22 novembre a Les Irois, Anse d’Hainault e Dame Marie sono tornate ad essere isolate ed inaccessibili.  A queste difficoltà si sono aggiunte le tensioni legate alle elezioni appena svolte, rese più difficili dal fatto che i voti sono contati a mano e trasportati attraverso strade di campagna danneggiate, cosa che rende inaffidabili previsioni e conteggi ed alimenta le accuse di brogli e gli scontri. Oggi Jovenel  Moise ha vinto il primo turno delle elezioni.  Moise 48 anni,  è un imprenditore di successo che esporta banane e che si propone come modello per lo sviluppo rurale. Se diventerà Presidente, dovrà affrontare l’arduo compito di rilanciare l’economia di Haiti e la ricostruzione del paese.

In attesa che ciò avvenga, però, l’aiuto delle nostre organizzazioni resta necessario ed indispensabile per chi ha bisogno di un  piatto caldo, di un riparo dalle piogge battenti, di acqua pulita (sono quasi 7000 i nuovi  casi sospetti di colera e 750.000 persone hanno bisogno di acqua pulita per bere, cucinare, lavarsi evitando la malattia), di supporto umano ed umanitario per avere la forza, ancora una volta, di rialzarsi e ricominciare.

Maddalena Grechi
Responsabile Comunicazione

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